Il progetto è nato dal desiderio di un gruppo di appassionati di recuperare il paesaggio originario degli oliveti terrazzati e le antiche tradizioni capresi legate alla coltivazione dell’olivo e di provare a produrre un olio di qualità eccellente.

Il recupero della tradizione

Un tempo su tutta l'Isola di Capri l'attività dei frantoi era frenetica: solo ad Anacapri c'erano più di 10 macine. Gli olivi crescevano rigogliosi soprattutto nella valle di Mesola e lungo la Migliera. L’olio e i suoi sottoprodotti erano una fonte di sostentamento usata un po' per tutto: alimentazione, illuminazione, sapone, merce di scambio.



“Un tempo - come afferma Pierluigi Della Femina - sull’Isola c’era un frantoio e si produceva tanto olio da riuscire ad esportarne una parte. Se i nostri genitori riuscivano ad avere un profitto da questo patrimonio, sarebbe giusto che anche i nostri figli riuscissero ad averne”.

L’idea è anche quella di recuperare un’attività tradizionale intrisa di valori identitari, e di nobili- tarla, per poterla lasciare in eredità ai propri figli.

L’operazione di recupero e valorizzazione ha contribuito a ridisegnare l’identità della comunità locale, ad incrementare i legami sociali e il rapporto con la natura.

Oro di Capri

l'amore per la natura, per la tradizione e la buona tavola

Oro di Capri

L'olio di oliva, quello che noi ora chiamiamo "extravergine", era anticamente chiamato "l'oro verde del Mediterraneo". L'albero di olive e l'olio spremuto dal suo frutto hanno da tempi immemori un ruolo nella spiritualità e nella cultura di tutti i popoli che si affacciano sul "Mare Nostrum".

La produzione